IV - LA PIEVE DELLA PIAPPINA¶
La Pieve di San Bartolomeo al Pino, alla Piappina, meritaun discorso a parte, perché in questa ricostruzione riveste un ruolo importante. Essa ha sempre suscitato negli appassionati ricercatori di queste cose, un irresistibile fascino per un certo non so che di misterioso che l’avvolgerebbe.
Purtroppo di questa Pieve non rimane oggi che una piccola cappella di proprietà privata, a oriente di Peccioli, forse a un paio di chilometri in linea d’aria, sopra un poggetto sullasinistra del Roglio: un luogo bello e silenzioso, circondato da boschi, con un suggestivo laghetto (di creazione recente, artificiale).
La Pieve al Pino, nel XIV secolo fu trasferita a Ghizzano. Lasciata nell’abbandono subì rapidamente un processo di decadimento e crollò. In seguito venne ricostruita, anzi, venne ricostruito l’edificio attuale reimpiegando il materiale di recupero. Nel fianco di destra, in una pietra, una cifra incisa «721», sembrerebbe indicare l’anno di costruzione. Il fatto che quella pietra sia collocata non già nel corpo originale dell’edificio, mainserita in uno sperone che ha tutta l’aria di essere stato costruito per sostenere una costruzione pericolante, genera qualche dubbio sulla data di costruzione. Ma riprenderemo più tardi questo discorso.
Anche la casa colonica, che è lì vicino, è interessante per le tracce evidenti di notevole antichità. Forse, dicono i locali,era adibita a monastero. Pure in questo edificio si notano alcuni speroni di sostegno costruiti con materiale uguale a quello degli speroni della cappella. All’interno della chiesa, di originale, oltre alle interessanti colonnette che delimitano la piccola abside, che sono state di recente «ripulite» con una pesante e scura vernice, di pessimo gusto, non rimane che un’acquasantiera ricavata in un pezzo di pietra a forma pressoché conica, con il vertice in basso, infisso nel pavimento, e la base in alto. Una grossa pietra di forma rettangolare, di circa un metro e mezzo di lunghezza per uno di larghezza, e con uno spessor e di otto-dieci centimetri, sul quale era inciso, per tutto il perimetro, un motivo ornamentale a treccia, uguale a quello che si vede sull’archetto della monofora di sinistra, doveva essere probabilmente la tavola dell’altare. Questa pietra è stata moltissimo tempo nei pressi della cappella, all’aperto, appoggiata su dei tronchid’albero, ad uso di tavolo, sul quale i contadini che l’avevano posta affettavano prosciutto e cocomero e mescevano vino. Fu portata via dai proprietari. Un’altra pietra tonda, a forma pressoché di mezza sfera, internamente scavata, dal diametro di circa cinquanta centimetri, con all’esterno, un bassorilievo a pregevole disegno di grandi foglie, era stata adibitadai contadini di un podere vicino, dove era stata trovata, ad abbeveratoio per i polli! Così ci disse, mostrandocela, monsignor Giuseppe Merlini, allora parroco a Peccioli. Questa pietra si trova ora nella chiesa parrocchiale di Peccioli.
Diversi ,anni fa, nel pozzo di una vicina casa colonica, fu trovata una statuetta in metallo. Dalla descrizione sembra fosse stata di bronzo e di epoca etrusca. Pare che sia stata vendutaad un antiquario dopo lunghe trattative con chi la trovò. Altri oggetti sono stati rinvenuti intorno alla Piappina, nei campi,come frammenti di vasi, cocci in gran quantità, un capitello ornato ecc., che sono andati dispersi. I resti del cimitero furono ritrovati davanti alla chiesa durante alcuni lavori.
Una voce popolare parla confusamente di origini etrusche,forse nel senso che l’antica pieve sia stata costruita sulle rovine di una costruzione etrusca, probabilmente un tempio. Anche mons. Merlini, ricordiamo, quando ci mostrò «quell’abbeveratoio per polli», accennò vagamente a qualcosa del genere. Del resto anche Nello Toscanelli, nel suo pregevole studio «Latoponomastica ragionata del territorio di Pisa, Livorno e Volterra (1931)», assegnò decisamente al toponimo «Piappina» un’origine etrusca (da «Paplina», etrusco «Papalnas»).
Quell’acquasantiera di cui abbiamo parlato prima, secondo alcuni, non sarebbe altro che un cippo che veniva usato negli antichi templi etruschi per le abluzioni. A sostegno di questa tesi non si deve trascurare il fatto importante che la chiesacattolica tendeva a «cancellare», con tutti i mezzi, ogni tracciadi altre religioni e per far questo non esitava a seppellire materialmente gli antichi templi etruschi edificando sulle loro rovine i propri.
La Pieve alla Piappina, anticamente, nel periodo del suo massimo splendore, intorno all’XI secolo, aveva competenza su un vasto territorio ricco di casolari e paesi, fra cui Peccioli e Ghizzano, trovandosi pressoché a metà strada. La casa colonica che è nei pressi della chiesa era adibita a sede del plebanato e dei chierici.
L’edificio della pieve, cioè la chiesa vera e propria, era certamente per la ricchezza e la vastità della circoscrizione molto più grande della cappella che ne è rimasta, la quale non avrebbe potuto contenere tutti i fedeli della circoscrizione quando questi vi si raccoglievano per i riti e le cerimonie che solo nella pieve, quale chiesa madre, si potevano svolgere.
Quel numero «721.» inciso in una pietra dello sperone di sostegno e che si pensa si riferisca all’anno di costruzione del tempio a noi appare di difficile. interpretazione perché vedremo,quando parleremo di San Colombano che il tempio esisteva gi à nei primi decenni del secolo precedente. La spiegazione, è solo una ipotesi che tuttavia non è da escludere a priori, potrebbe essere che prima del 721 la Pieve della Piappina avesse avuto sed e provvisoria in un tempio etrusco in attesa che fosse costruito quello cristiano, appunto la chiesa del 721.
Intorno alla pieve, come lo dimostrano i numerosi oggetti ,o frammenti che nel tempo sono saltati fuori dai campi, è esistito un certo numero di casupole le quali, poi, con la decadenza della pieve e lo sviluppo di altri centri vennero abbandonate e quindi scomparvero definitivamente data la fragile struttura delle abitazioni del tempo.
Quando l’abitato di Peccioli crebbe e si sviluppò e dopo che i suoi abitanti si erano dati una chiesa propria, il territorio di questa pieve subì una scissione. Con parte di esso fu creato il territorio della nuova Pieve di Peccioli, che fu istituita con sede nella chiesa che i Pecciolesi si erano già dati.
La Pieve della Piappina continuò a vivere, mutilata della zona di Peccioli, fino al XIV secolo, quando venne trasferita a Ghizzano.