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FIGURE TIPICHE: NATALE DI CIACIO

Fra la molto colorita e numerosissima colonia di sfollati livornesi che invase il nostro paese, fin dal principio dell’ultima guerra, c’era anche Natale Rossi, meglio conosciuto come Natale di Ciacio. Egli però non era livornese, ma un pecciolese purosangue che aveva trascorso la sua vita a Livorno per motivi di lavoro. Quando scoppiò la guerra era già un pensionato e covava il desiderio di tornare a Peccioli per finire in pace i suoi anni. Ma non sapeva decidersi perché voleva bene sinceramente anche a Livorno. Ci pensarono i bombardamenti a decidere per lui. Natale, con la moglie, trovò una soddisfacente sistemazione (in quel frangente) in una stanza del vecchio palazzo Pretorio, in piazza del Popolo. Il sussidio di sfollamento e la sua pensione gli permettevano di condurre una vita tranquilla e senza problemi. Quando, finita la guerra, gli sfollati ripartirono tutti da Peccioli, Natale invece rimase al Comune che gli affidò l’incarico di custode dei bagni e dei gabinetti pubblici che erano stati costruiti proprio nei fondi sottostanti la sua abitazione.

Natale di Ciacio, ecco perché ne parliamo, impersonò secondo noi, l’essenza pura del «Campanilismo». I Pecciolesi, chi più chi meno, sono tutti Campanilisti, ma Natale lo era di più. E il suo non era un Campanilismo pesante, sbracato e vocione,ma un Campanilismo fatto di garbo, di serietà e di calma.

E talvolta se era esagerato, non potevi fare a meno di accoglierlo con simpatia perché sapevi che quella esagerazione derivava dall’ intima buona fede di Natale, dalla sua convinzione incrollabile della superiorità di Peccioli su qualsiasi altro paese.

Quando gli morì la moglie, per non finire in solitudine i pochi anni che ancora gli restavano, si risposò. Trovò la nuova moglie a Terricciola, vedova come lui, pensionata, piccolina, un soldo di cacio. Si vedeva spesso a passeggio nelle ore di sole,questa coppia singolare: lui sempre avanti, il capo famiglia,uomo di taglio normale, appesantito dagli anni, ma che rivelava tuttavia l’antica robustezza, dal portamento fiero, abito modesto ma impeccabile, con cappello e bastone; poi lei, la moglie, sempre dietro, a distanza di un metro, vestita di nero, linda, come uscita di fresco dalla lavatrice.

Passavano, salutavano compostamente questo o quell’altro e proseguivano sempre uno dietro l’altro

Quando sposò, Natale fece il suo bravo discorso alla nuova moglie: «Ricordati, le disse, tu sei di Terricciola e vieni a Peccioli. Peccioli non è un paesucolo qualunque. Peccioli è una cittadina. Devi salutare con educazione, tutti quelli che trovi. Quando entri nei negozi, perché a Peccioli ci sono i negozi, capisci? non è come a Terricciola che ci sono le botteghe…’ a Peccioli — dicevo — quando entri devi dare il buongiorno o la buonasera e quando esci lo stesso. Ricordatelo, mi raccomando, non mi far fare brutte figure…».

Natale sapeva anche divertirsi a pizzicare con bonarietà qualche amico, specie se sapeva che politicamente la pensava in modo diverso da lui. Un giorno, quando era custode dei bagni gli capitò Beppe Amato che aveva necessità di un gabinetto. Ora bisogna premettere che dopo l’ultima guerra, al principio degli anni Venti, Natale apparteneva al partito Popolare mentre Bepp e era socialista e fu anche per un certo periodo, segretarie) della Camera del Lavoro.

Ebbene Beppe Amato, quando ebbe finito, tirò la catenella della cassetta di scarico con uno strappo troppo energico sì che questa si spezzò. Il povero Beppe, tutto mortificato, rosso in viso, come sempre, con gli occhiali sulla punta del naso’, si presentò a Natale farfugliando qualche parola di scusa e rigirando il pezzo di catenello tra le mani. Natale, serio, con un tono di voce che pareva venire dallo scanno di un giudice: «Ma come — gli disse —, proprio te! Tu che sei stato anche segretario del Sindacato! Allora vuoi dire che non hai imparato proprio niente…».

Durante una campagna elettorale per le elezioni politiche,venne a fare un comizio a Peccioli l’allora ministro on. Togni. Il comizio era stato stabilito per la sera dopo cena tardi, verso le dieci. Ma il nostro Natale, già dopo mezzogiorno, uscì di casa col vestito scuro, camicia bianca, cravatta, cappello, scarpe e mazza, tutto nuovo. Un amico che lo incrociò mentre attraversava la piazza, vedendolo così aggiustato e tirato a lucido non poté fare a meno di’domandargli il perché di tanta eleganza.

Natale allorà si fermò, lo guardò in silenzio, sorpreso e meravigliato. Poi, puntando il bastone, gli disse in tono di rimprovero: «Sicché tu non sai che stasera a Peccioli viene il ministro dei Lavori Pubblici? Il ministro in persona viene a Peccioli. Di ministri dei’ Lavori Pubblici, in Italia, ce n’è uno solo e questo, stasera, viene proprio a Peccioli, nel nostro paese. E non ti pare niente a te? E hai anche il coraggio di domandarmi dove vado, perché mi sono messo il’vestito nuovo?».

Ma la soddisfazione più bella Natale di Cíacio la prov ò quando era in ospedale, a Pisa. Erano già molti giorni che era lì, ammalato, e per di più senza avere notizie di Peccioli. La moglie, nelle sue visite gli diceva sì qualche cosa, ma non era abbastanza, soprattutto non erano le notizie che Natale voleva: aveva infatti raccontato che Peccioli aveva. la bellezza di 11 piazze,40 strade, la cattedrale, 3 chiese, 1 Banda di oltre cento elementi che faceva faville… Insomma, per i suoi compagni di camera, Natale era abitante di un favoloso paese. E voleva che la moglie, gli raccontasse ad alta voce le ultime novità del paese,in modo che tutti sentissero e che capissero che quello che lui aveva detto non era fantasia, ma semplice e bella realtà. Ma la moglie, poverina, non poteva o non sapeva raccontarlo. E Natale un giorno, poveruomo, dopo tanto soffrire, si vide arrivare una lunga lettera che risollevò il suo animo depresso.

Carissimo Natale ,

abbiamo saputo solo poche ore f a, da vostra, moglie, del ricovero in ospedale al quale siete stato costretto da giorni. Ne siamo veramente dispiaciuti e vi auguriamo una pronta guarigione.

Vi stiamo scrivendo dalla Barberia di Aroldo all’ombra del «Vostro» campanile, e cogliamo l’occasione per informarvi come raccomandatoci da vostra moglie, su tutto quanto pensiamo possa interessarvi della vita del nostro paese.

Sono in corso molti lavori ed opere di restauro.. All’interno della Collegiata di S. Verano i tecnici delle Belle Arti hanno ultimato le pareti laterali mentre all’esterno archetti merlati stanno riapparendo in tutta la loro primitiva e naturale bellezza di stile.

È stata terminata l’asfaltatura di via S. Sebastiano fino al bivio della Tabaccaia di Vacevoli é, a cura del Comune, é iniziata la pavimentazione del vicolo Pitti, via dei Bastioni e rione Paoli. Nelle stesse strade si sta provvedendo ad un nuovo impianto di illuminazione pubblica.

Alla chiesa del Carmine è stato riparato il tetto delle logge antistanti la chiesa e ricolorate le porte.

E’ Settembre, la stagione più bella per il nostro paese e si sente già nell’aria l’odore di fiera, della vendemmia, di quel clima particolare insomma che solo un campanilista di buzzo come voi può capire.

La lavorazione del San Colombano procede ottimament e anche per la qualità veramente eccezionale dell’annata.

Si dice che avremo anche un ottimo vino, di gradazione pi ù sostenuta e di migliore sapore rispetto all’anno passato. Speriamo di poter brindare presto con questo vin nuovo. Con voi, s’intende! La nostra Filarmonica è impegnata nel preparar e accuratamente il tradizionale concerto di San Verano. In programma musiche di Donizetti, Giordano, Mascagni e marc e brillanti e sinfoniche di autori minori.

In campo sportivo invece Zanne, Il Gattino, Pinzani, e compagni (con la supervisione del dottor Vito che scrive con noi la presente) sono tutti infervorati nei preparativi e nella messa a punto della ormai famosa (anche in campo nazionale, capite! ) Coppa Sabatini. Hanno già assicurata la loro presenza i migliori professionisti e si dovrebbe senz’altro superare il numero di 80 partecipanti ai quali darà il «via» Gino Bartali.

Siamo veramente dispiaciuti che Vi dobbiate perdere questo autunno pecciolese.. Sappiamo infatti quanto queste cose, le attività, le iniziative del vostro paese, dei vostri compaesani Vi piacciono e siano motivo di orgoglio per Voi, considerato il portabandiera di noi campanilisti.

Non possiamo per il momento. che raccomandarVi di non

angustiarVi, di curarVi con pazienza; siamo così certissimi di riaverVi presto con noi, qui in piazza del Popolo a parlare del nostro paese.

È l’augurio che Vi facciamo di cuore. Saluti carissimi. Aroldo Merlini, Vittorio Guiggi, Gino Marchetti, dott. Vito Merlini, Turino Giusti, Virgilio Crecchi, Giuseppe Casati, Gino Nazzi e dal sottoscritto scrivente Renato Setti.