XIV - SOGGETTI A DUE PADRONI¶
A guardare alle vicende dell’epoca col distacco freddo che. deriva dal gran tempo trascorso e con la concezione che abbiamo oggi di termini come «grandezza» e «potenza», verrebbe voglia di sorridere. Le potenze di oggi si contendono il dominio del mondo intero. Pisa, Volterra, Lucca, potenze di allora, si battevano per il possesso di una valle, talvolta di un solo castello. Una volta, fra Pisa e Firenze, si scatenò una guerra perfino per un cagnolino. È chiaro che il cagnolino fu la goccia che fece traboccare il vaso, essendo i rapporti già tesi, ma, insomma, guardate un po’ !
In quel XII secolo era in atto quella lotta, fredda e calda, fra il papato e l’impero che abbiamo ampiamente illustrato nel capitolo precedente. E’ nel quadro di questa lotta, spesso sorda,fatta di sotterfugi, di accordi sotterranei e di voltafaccia, che va collocato, secondo noi, quello che si verificò sul finire di questo secolo a proposito del castello di Peccioli.
Accadde, dunque, che il re Enrico VI (figlio di quell’imperatore Barbarossa che tanto filo da torcere aveva dato al papa),proprio pochi mesi dopo il suo matrimonio con Costanza dei Normanni di Sicilia, con un «privilegio» del 28 agosto 118‘6, mentre confermava al vescovo di Volterra, Ildebrando dei Pannocchieschi, la proprietà della terza parte dei due castelli di Barbialla e di Scopeto, situati in Val d’Evola, concesse allo stesso vescovo la giurisdizione sul castello di Peccioli.
Qualche anno più tardi, lo stesso Enrico VI, dopo la sua incoronazione a imperatore avvenuta nel 1190, con un diploma del 30 maggio 1192 concesse al Comune di Pisa la giurisdizione sul castello di Peccioli e su tutte le sue dipendenze.
Quest’ultima concessione, nel quadro della lotta fra papato e impero, si comprende bene perché Pisa, città ghibellina, minacciata dai Guelfi di Toscana, aveva convenienza ad appoggiare l’imperatore. Non si capisce, perché, come soltanto pochi anni prima lo stesso Enrico avesse concesso la stessa giurisdizione al vescovo di Volterra, che era legato al papato. Mistero.
Peccioli, dunque, sul finire del XII secolo, aveva due padroni. Immaginate che bellezza! Ammenoché non si volesse intendere, come è stato inteso da storici accreditati, che per le cose dello spirito la giurisdizione spettava al vescovo di Volterra e per quelle temporali spettava a Pisa (e perché non poteva essere il contrario dal momento che pure a Pisa c’era un vescovo?). Ci sembra un po’ troppo semplice come soluzione. Se così fosse stato, diteci, occorreva proprio che un imperatore si scomodasse con tanto di diploma firmato e, per di più, bollato? I bolli, lo sappiamo tutti in Italia, contano, e come! E il vescovo di Volterra lo dimostrò qualche anno più tardi.
Nel 1201, quando Pisa fu nuovamente in armi contro i popoli dellla Lega Guelfa di Toscana, mandò un forte esercito in val d’Era a custodia dei castelli della sua giurisdizione, fra i quali quelli di Peccioli, Laiatico, Legoli e Ghizzano. Il vescovo di Volterra, forte del privilegio del re Enrico VI del 1186, reclamò contro questo fatto al Pontefice Innocenzo III, il quale, per dimostrare a tutti che faceva le cose veramente in regola,onde non essere accusato di partigianeria, affidò la delicata questione al giudizio di terze persone, e cioè ai vescovi di Firenze e di Fiesole. • Quanto questi siano stati imparziali nel loro giudizio non sta a noi giudicare, certo è che Pisa avrebbe desiderato che a decidere fosse stata chiamata… l’O.N.U. !
Comunque, manco a dirlo, essi sentenziarono che la giuri sdizione sul castello di Peccioli e sugli altri della vald’Era spettava, a chi?, a Ildebrando Pannocchieschi, vescovo di Volterra. E i pisani vennero formalmente invitati a rendergli quei castelli.
Riunito il consiglio degli «Anziani» Pisa respinse l’invito ritenendo pienamente valido il diploma dell’Imperatore Enrico VI del 1192. Il papa, allora, nel 1202, fulminò la città con il suo interdetto. Il Podestà, gli Anziani é tutto il popolo pisano furono scomunicati. Ma questi non se ne dettero pena alcuna..
Più tardi, il 25 ottobre 1209, morto Enrico VI, il nuovo Imperatore Ottone IV di Brunswick, mentre passava da Poggibonsi, di ritorno da Roma, dove era stato incoronato dal papa,confermò ai Pisani i privilegi già concessi dal suo predecessore. Anche Federico II, che gli succedette, ribadì la concessione il 24 novembre 1220.
I Pisani, dunque, si ritennero pienamente in regola e continuarono a tenersi la val d’Era.
Ma, a parte tutte queste cose, diplomi, bolli, diffide, reclami, arbitrati e scomuniche; consoli e imperatori, papi e vescovi, che si scomodarono a Pisa, a Volterra, a Roma, a Firenze e perfino a Poggibonsi!, nessuno pensò alla cosa più semplic e da fare e cioè chiedere ai diretti interessati, ai Pecciolesi, quale padrone preferissero.
Ma prima di arrivare a questi atti, così naturali e genuini,ne dovevano passare degli anni!