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VII - LA ROCCA

I Longobardi (le cui origini risalivano alla lontana Scandinavia, gente rozza e feroce che vivevà di preda, nomade) quando scesero in Italia (VI secolo), a differenza dei barbari che li avevano preceduti, che conquistarono, depredarono e se n’andarono, lo fecero con intendimento di restarvi, stanchi di girovagare. La loro penetrazione, che fu molto rapida si estese in modo capillare, fino a Spoleto e Benevento (lasciando Roma). Diviso il territorio conquistato in trentacinque ducati, quello della Provincia di Pisa fu posto alla dipendenza del Duca di Lucca. Pisa e Volterra vennero governate da dei «guastaldi»,funzionari, che avevano il compito di riscuotere i tributi, di far da giudici di pace fra vinti e vincitori ecc., senza avere poteri militari.

I Longobardi estesero la loro occupazione anche nel contado, nella nostra campagna dove sembra che, almeno nei primi tempi, esercitassero il potere in modo tirannico e violento, proprio dei conquistatori, e non esitassero ad assumere la veste tipica dei banditi col tendere imboscate e rapinare poveri e rari viandanti.

L’ occupazione comportava, come conseguenza, la costruzione di veri apparati di difesa e in questo gli invasori si dimostrarono dei veri maestria Sui colli e sulle rupi più alte costruirono delle torri di vedetta dalle quali, poi, non da tutte,presero origine i castelli. Anche la collina di Peccioli per essere posta pressoché al centro della valle dell’Era, venne scelta per l’edificazione di una di quelle. torri che venivano chiamate «guardinghi».

È da ritenere, però, che la costruzione della torre di Peccioli non avvenisse nei primi tempi dell’occupazione bensì in un periodo molto più tardo. I Longobardi, quando arrivarono,si insediarono nei nuclei già esistenti, come Pava e Morrona che esistevano già al tempo degli Etruschi. Sulla collina di Peccioli non c’era ancora nulla se non qualche capanna o casupola, come. San Verano vi trovò sulla fine del VI secolo. La costruzione avvenne probabilmente verso la fine del secolo VII,quando il villaggio aveva raggiunto una certa consistenza e quando i Longobardi si trovarono nella necessità di controllare le molte strade che da buoni e pratici amministratori, quali si rivelarono, avevano nel frattempo costruito ricalcando le antiche vie etrusche. Non va dimenticato che gli Etruschi, quando giunsero in Toscana dal mare, e a Volterra risalendo il Cecina, si spinsero fino all’Arno scendendo le. valli più importanti che si dipartivano, appunto, da quella città.

La torre di Peccioli, il mastio, era strategicamente importante per essere costruita sulla cima della vetta che si eleva, con una vera impennata, sul colle (luogo che ancora oggi è chiamato «la castellaccia») e dal quale si poteva dominare non solo la valle dell’Era, ma anche quelle di levante, di Racosa e del Roglio. Aveva dimensioni notevoli, a pianta quadra e vi risiedeva un drappello di soldati oltre, naturalmente, al suo capo.

Nella nostra provincia molti feudi Longobardi non hanno avuto all’origine «un’investitura» ufficiale, ma furono spesso il frutto di lotte e di abusi. Nulla vieta di ritenere che quel capo di drappello; o un altro dopo di lui, come avvenne altrove con dispute più o meno vivaci, sia andato pian piano acquistando autonomia dal potere centrale, fino a diventare il padrone della zona. D’altra parte non si può neanche escludere che il Signore di Peccioli sia stato «investito» ufficialmente dai re Longobardi.

All’interno questi cupi manieri erano costituiti da stanz e (illuminate la notte, e anche affumicate, da torce resinose) ch e occupavano talvolta un piano intero o da stanzette che servivano indifferentemente da corpi di guardia, magazzini, depo siti di armi. Le finestre, sempre piccole, non avevano vetri e rimanevano perciò aperture esposte al vento e alla pioggia quando non erano protette alla meno peggio da fogli di pergamena o pelli di animali tesi su telai di legno. La convivenza fra vinti e vincitori, al principio, anche se non fu proprio pacifica, fu in un certo senso armonica, pur essendo imposta, avendo bisogno ognuno dell’altro. In seguito,al mastio, furono aggiunti semplici fabbricati accessori che servivano al padrone per ampliare la sua residenza, per collocarvi il drappello armato e la servitù scelta fra i vinti. La costruzione dei fabbricati accessori comportò la necessità di costruir e una cinta muraria di difesa che comprendeva il mastio e i fabbricati stessi. E nacque così la rocca che si elevava maestosa e cupa sulle ripide pareti della vetta. Vi si poteva accedere attraverso una solida porta, in legno ferrato che dal basso si raggiungeva mediante un sentiero che saliva a semicerchio sulla cima, a larghi gradoni che consentivano di salire anche ai cavalli i quali avevano anch’essi all’interno la loro rimessa.

Intanto, giù nel borgo, intorno alla vetta, i Pecciolesi continuavano la loro grama vita di lavoro. Negli ultimi decenni del VII secolo, come vedremo, avvertitane la necessità, costruirono, la chiesa, la prima chiesa, forse anche con l’aiuto determi nante dei nuovi venuti che avevano finito per convertirsi’ al cristianesimo.