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FIGURE TIPICHE: CARDELLINO

Cardellino si rese famoso negli ultimi anni della sua vita,quando dopo un’esistenza laboriosa nei campi, cominciò a perdere gradatamente la memoria. Aveva ottantuno anni quando nel 1955 si spense lentamente come l’ultimo residuo di un lucignolo di candela.

Non ricordava più chi fosse, né con chi vivesse. Era ritornato bambino e come i bambini era guardato e curato. Aveva l’abitudine, un’abitudine che talvolta era causa di preoccupazione per i suoi parenti, di passeggiare. Spesso lo ritrovavano e lo riportavano a casa da molto molto lontano, sperduto in campagna.

Attaccava la mattina di buonora, a girare su e giù, per le strade del paese, instancabile, svelto, con un cipiglio da persona indaffarata e preoccupata che non sa come cavarsela per fare tutto quello che ha da fare. Quando nelle sue passeggiate senza meta veniva a trovarsi, per esempio, in fondi) alla Carraia, c’era sempre qualcuno (e chi non conosceva Cardellino?) ch e lo fermava, altrimenti avrebbe finito per. andare a Fabbrica o chissà dove, lo voltava e con una leggera spintarella lo avviava di nuovo verso il paese, così semplicemente come si può fare con un robot. E Cardellino senza una parola o un gesto di protesta proseguiva in silenzio nella direzione in cui lo avevano avviato. E siccome lui andava sempre avanti finché non trovava ostacoli, accadeva inevitabilmente che veniva a trovarsi dall’altra parte del paese, nel «fosso», dove sicuramente avrebb e imboccato la via di San Sebastiano o di Valle Cava, o dell’Era se non avesse incontrato anche qui qualcuno che lo fermava,lo «ricaricava» e Io avviava verso íl centro del paese. E via di nuovo su e giù…

La gente ormai lo conosceva e sapeva come comportarsi con quel simpatico ometto smilzo e asciutto, che forse non pesava più di trenta chili. Se qualcuno gli chiedeva dove andasse con tutta quella fretta, Cardellino non rispondeva. A chi lo fermava invece, con l’aria più naturale di questo mondo diceva: «Dove vuoi che vada? Ci ho tante di’uelle’assed’uva, laggiù alle terre…». E le viti avevano appena germogliato! Oppure disperato: «Ma che un ci pensi! C’ho da sona’ le ‘ampane e un mi riesce di trova’ quattr’omini!».

Un pomeriggio d’inverno lo incontrammo per la via dei Cappuccini. Evidentemente era passato inosservato… Scendeva a passo svelto, come al solito, indaffarato, borbottando qualcosa fra sé. Quando lo fermammo ci disse burbero: «Con tutto quello che c’è da fa’; quelli lassù stanno a gioà alle’arte! Se un ci vado io addio ciliege!». Per lui era ancora la stagione delle ciliege. Lo voltammo e, senza ricevere obiezioni, lo riavviammo verso il paese.

Povero Cardellino… Con le sue instancabili passeggiate e le sue singolari «sortite», Si era reso simpatico a tutti, anche ai bambini che qualche volta lo prendevano per mano portandolo a spasso come uno di loro, come il più piccino. Anche all’ultima passeggiata, quando Cardellino morì, molti bambini lo accompagnarono. Saranno stati una quindicina, vestiti nei loro abiti migliori, tutti con un bel mazzo di fiori in mano.