X - PISA CADE - PECCIOLI SOTTO FIRENZE¶
Il periodo che seguì alla pace del 1364, con la quale il nostro paese ritornò ai Pisani, se non fu tranquillo per Firenze che si trovò a dover fronteggiare in armi Gian Galeazzo Visconti che ambiva ad allargare i confini del ducato sud a spese della Toscana, non lo fu neanche per Pisa la quale si trovò impelagata in gravi conflitti interni alla base dei quali c’erano sempre i soliti Visconti che tramavano nell’ombra tramite Iacopo Appiano, segretario del Capo della Repubblica, quel Piero Gambacorta del quale abbiamo fatto la conoscenza quando abbiamo parlato di Domenico da Peccioli.
Durante una sommossa provocata dall’Appiano, l’ignaro Gambacorta, attratto in un tranello, fini sotto il coltello dello stesso Appiano (o di suoi sicari, non è chiaro). Dopo varie vicende, divenuto Capo della Repubblica (il vero titolo era «Difensor e del popolo e capitano delle masnade») Iacopo Appiano fu protagonista di losche trattative col Visconti. Morì dopo aver designato come erede «al trono» il figlio Gherardo. Questi, ancora più nefasto del padre, in cambio della Signoria su Piombino e sull’isola d’Elba, e dietro un compenso di duecentomila fiorini d’oro, vendette al Visconti, nel 1399, la tanto agognata Signoria su Pisa :.
E così quella che fu la più grande potenza della Toscana,dovette soggiacere, umiliata, alle prepotenze di Gabriello Visconti che si rivelò ancora più violento e più illiberale del padre ch e era morto nel frattempo. Col pretesto di congiure fece arrestare e decapitare alcuni Pisani, confiscandone i beni. Da altri volle forti somme sotto minaccia di morte. Un tal Bartolommeo da Scorno dovette pagargli venticinquemila fiorini d’oro.
La città fu ridotta alla miseria. Ma i Fiorentini che non potevano sopportare la presenza dei Visconti in Toscana, cercarono di preparare le condizioni per scacciarli. Nel gioco si inserì Genova, la quale non vedeva di buon occhio l’espandersi di Firenze. E siccome in quel momento a Genova si trovavano i Francesi di Carlo VI, furono questi ad approfittare della situazione per iniziare con i Fiorentini trattative segrete per la cessione di Pisa. I Pisani che lo vennero a sapere insorsero furiosamente e ripresero il sopravvento sulla città e sul Visconti che, impaurito, si rinchiuse nella «cittadella» da dove di notte riuscì a fuggire.
Intanto le trattative già iniziate giunsero in porto e la Repubblica di Firenze acquistò la città per duecentoseimila fiorini d’oro. Ma essa doveva essere conquistata perché i Pisani erano decisi a mantenere la libertà riconquistata con l’insurrezione. Pisa venne, perciò, posta in stretto assedio, anche dal mare, e resistette eroicamente per tutta la primavera e l’ intera estate del 1406 finché, con un nuovo mercimonio (per soli cinquantamila fiorini) contrattato segretamente dai Fiorentini col nuovo capitano pisano, che aprì personalmente la porta di San Marco,l’esercito di Firenze poté entrare finalmente in città. Il castello di Peccioli, però, era già caduto sotto il dominio fiorentino fino dal mese di ottobre dell’anno precedente, grazie alla nefasta opera di Pietro Gaetani, cittadino pisano.
La famiglia Gaetani che già al tempo di precedenti conflitti, con uno spregiudicato doppio gioco che le aveva fruttato la proprietà di molte terre e case in Fabbrica e nel contado vicino (Cedri, La Spinucola, Montelopio, Miemo, Laiatico, Orciatico), non aveva esitato, neanche quella volta, ad offrire i suoi bassi servizi alla Repubblica Fiorentina.
Fu così che l’esercito fiorentino poté entrare quasi liberamente nel castello di Peccioli, che pure aveva tentato una resistenza, e in tutti gli altri della val d’Era i cui abitanti erano stati sobillati dal Gaetani.
Finita la guerra il Gaetani fu largamente ricompensato. Oltre alla somma di denaro che gli era già stata data come anticipo ebbe, tra l’altro, in premio la cittadinanza fiorentina, l’esenzione dalle tasse per sé e per i suoi discendenti, il privilegi o
dell’arme con la provvisione di 500 fiorini l’anno e, dopo la sua morte, 100 fiorini ai suoi figli. I Fiorentini gli dettero anche alcune case’ in Firenze nel quartiere di Santa Trinità, nonch é molti beni confiscati in Peccioli, tra cui quelli di Lodovico e di Gherardo di Nicolò Buonconti di Pisa; dove Santa Caterina sostò nel suo viaggio di ritorno da Siena, e di altri di Catignano e di Fabbrica, nonché la giurisdizione su Pava (Pieve a Pitti).
Il Gaetani fu assoldato, poi,. ai servizi dei Fiorentini con «venti lance». Questo lo mise nella condizione, risiedendo nel suo castello di Fabbrica, di spadroneggiare e di depredare la val d’Era a suo piacimento. Impunemente e con l’appoggio della Repubblica Fiorentina. Infine fu «armato Cavaliere» e gli fu donata l’arme del popolo.
Come si vede, quello del traditore, era un mestiere che valeva la pena di esercitare.