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VI - GLI UOMINI LIBERI DELLA PIAPPINA

San Verano e San Colombano: veramente singolare (non. vi pare?) che le origini di Peccioli siano legate, per motivi importanti e validi, a questi due personaggi che hanno vissuto nello stesso secolo, che erano tutti e due uomini di chiesa e che tutti e due erano stranieri, l’uno francese e l’altro irlandese. Ma questa è soltanto una osservazione sulla quale non dobbiamo ricamare. Riprendiamo il nostro discorso.

La vita di San Colombano e l’avventuroso viaggio dei suoi monaci, ci hanno permesso di fare alcune importanti osservazioni in merito all’origine del. paese, in quell’epoca così lontana da noi. Abbiamo visto che San Colombano morì nell’anno 615, perciò è da presumere che il viaggio dei suoi monaci,grosso modo, sia avvenuto nella prima metà o poco dopo, del settimo secolo. E che si fosse effettivamente nel settimo secolo non ci sono dubbi perché altri elementi lo convalidano, come l’esistenza del longobardo Ràdari a Morrona e quell’isola di «uomini liberi» in piena dominazione barbarica che sopravviveva intorno alla Pieve al Pino.

Quello che ci è apparso interessante, anzi, molto importante, è quel «di contro a Pava e Terricciola», ossia il luogo dove fu piantata la vite di San Colombano, il quale non pu ò essere identificato in altro luogo che non sia quello del versante dell’Era, della collina sulla quale si adagiavano già le prime casupole di Peccioli, il primo nucleo, che San Verano,poche decine di anni prima, aveva trovato preda di una pestilenza.

Il fatto che quella vite venisse piantata in tale zona ci dice che i proprietari di quei terreni non erano altri che i coltivatori diretti, quegli «uomini liberi», che abitavano intorno alla Pieve al Pino, lungo il torrente, Racosa. E che perciò quei terreni, situati nelle immediate vicinanze di Peccioli, erano compresi nell’ambito della circoscrizione della pieve stessa.

Ecco, dunque, che Peccioli, in sostanza, era una «dipendenza» della Piappina. I nostri antichi genitori erano Piappinesi, o quanto meno dipendevano dal Pievano della Piappina ! Come dire, insomma, usando i termini di oggi, che Peccioli era una «frazione» del «comune» della Piappina, essendo le pievi,come abbiamo visto, centri di potere civile e religioso. Sinceramente ci viene un po’ da sorridere. Quella cert’aria di superiorità, quel certo orgoglio, che pone noi Pecciolesi su un piedistallo, nei rapporti cogli abitanti delle altre frazioni del Comune di Peccioli, specie con i Fabbrichesi, subiscono davvero un fiero colpo. Non è colpa nostra. E poi, quello che taglia la testa al toro, è quella famosa frase, quella sfottitura dal sapore un po’ sprezzante, che si è tramandata di generazione in generazione: «Ma va’ alla Piappina». Che volete di più?

Ma, vi sarete chiesti, che cosa vuoi dire «uomini liberi» viventi di legge romana?

Il re longobardo Ròtari che, durante il suo regno (dal 636 al 652) fu fra i più autoritari (e anche i più arrabbiati cacciatori di donne) sentì a un certo momento la necessità di rinnovare le leggi (non scritte) rappresentate da antiche consuetu dini, tramandate oralmente di padre in figlio, e basate sul principio della «faida», cioè della vendetta privata: leggi tipiche di un popolo barbaro e nomade; quale era stato quello longobardo.

La sostituzione si imponeva dal momento che i Longobardi si erano stabiliti in Italia ormai da oltre settanta anni, a contatto con la civiltà di Roma, ed avevano abbandonato il nomadismo. Nel 643 Ròtari pubblicò infatti il famoso Editto,. in 388 capitoli, nel quale, fra l’altro, la «faida» venne sostituita dal «guadrigildo», cioè dal risarcimento del dannò procurato.

Ebbene: questo codice di diritto civile e penale, lungo e pignolescamente descrittivo, ispirato pur sempre alle vecchie concezioni tribali, riguardava esclusivamente il popolo Longobardo e non regolava i rapporti fra questo e i popoli delle terre conquistate, i quali, contrariamente a quanto si potrebbe pensare (e come in effetti fu creduto fino a pochi anni fa) furono lasciati liberi di osservare le antiche leggi romane o quelle che meglio credevano.

E gli uomini della Piappina osservavano ancora, appunto,le antiche leggi romane.