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PRESENTAZIONE (Aldo Gambaccini)

E’ un fatto ormai accertato che l’uomo per sviluppare la propria personalità ha bisogno del rapporto con i suoi simili. Ed egli tanto più si arricchisce e prende consapevolezza dei propri valori morali quanto più frequenti ed intensi sono tali rapporti.

L’epoca contemporanea, invece, per effetto di fenomeni estranei alla volontà dei singoli ma connessi ad un meccanicistico «progresso», quali l’urbanesimo e la motorizzazione, tende ad allontanare gli individui gli uni dagli altri, a disperdere i naturali nuclei sociali. L’incomunicabilità ed il senso di isolamento sono infatti mali collettivi oggi sempre più diffusi nei grandi agglomerati urbani, ove le relazioni umane divengono via via più superficiali ed impersonali, perdendo di calore e di intimità.

Ma, quali che possano essere i rimedi che la civiltà saprà (speriamo) porre in futuro a tale stato di cose, è certo che già ora da queste moderne «malattie» possono salvarsi i membri delle piccole collettività paesane.

Peccioli, poi, è un paese particolarmente favorito da questo punto di vista: i limiti naturali della collina, segnati dai resti tuttora evidenti della cinta delle mura, creano un ambiente intimo, raccolto; la piazza centrale con la chiesa, il municipio, i portici, i caffè ospitali, è quasi un salotto per le conversazioni tra amici che si ritrovano dopo il lavoro e nei giorni di festa. Le varie associazioni, vecchie e nuove, come la filarmonica, la corale, le società sportive, i circoli operai, la misericordia, il centro culturale, gli stessi partiti politici, offrono tutte preziose occasioni per il contatto sociale.

Gli abitanti dei paesi possono dunque restare indenni dalla moderna alienazione purché continuino ad apprezzare la vita locale, ad amare questo loro ricco ambiente umano e naturale.

Il lavoro di Mario Bartoli è, appunto, soprattutto un atto d’affetto verso il suo piccolo mondo pecciolese.

Egli già prima di questa sua «Storia» aveva potuto, direi, accarezzare ogni angolo suggestivo del paese e della campagna con la sua innata vena di pittore e di bozzettista. Poi sentì il bisogno di frugare nel passato per scoprire le origini remote e le vicissitudini di questa nostra comunità.

E’ stato un paziente lavoro di ricerca in antichi documenti rinvenuti a Firenze, a Pisa, a Volterra e nell’archivio storico del Comune di Peccioli. Un frugare appassionato nel centro urbano per scoprirvi la trama delle costruzioni originali; e nella campagna, alla ricerca dei segni di antichi insediamenti, nell’ansia di trovare una verifica materiale alle notizie derivate dai vecchi scritti.

I fatti e i personaggi del passato pecciolese sono stati poi sapientemente inquadrati nei grandi periodi della storia generale e dai drammatici avvenimenti, che sconvolgono la terra di Toscana dall’alto medioevo alle epoche recenti, ricevono la loro giusta dimensione ed il loro significato.

Il tutto steso in uno stile ricco e preciso, e al tempo stesso scorrevole, volutamente facile e discorsivo, quasi una chiacchierata tra amici, come egli stesso dice nella prefazione.

La seconda parte, purtroppo incompiuta e molto ridotta rispetto al programma che si trova abbozzato nel manoscritto,presenta un quadro illustrativo dell’ambiente, delle usanze e del carattere pecciolese, ottenuto raccogliendo sia memorie tramandate dai nostri vecchi, sia esperienze sue dirette.

Qui ancora più chiaramente si manifesta la personalità del Bartoli: attento osservatore, ottimista, pronto a cogliere il lato umoristico delle cose. E’ appassionato e un po’ campanilista nel presentare le avventure degli sportivi e i successi dei filodrammatici; arguto nel descrivere le curiosità folcloristiche, ma anche penetrante e riflessivo nel considerare la dura vita dei nostri padri; sempre partecipe affettuoso e soprattutto simpaticamente vicino agli umili personaggi di Cardellino, Bazzino, Natale di Ciacio, ecc.

Un insieme di immagini da cui emergono la semplicità e la schiettezza di un non remoto passato pecciolese cui egli si sentiva poeticamente legato e che ha voluto fissare per iscritto per consegnarlo intatto alle nuove generazioni.

Siamo grati alla moglie e alla figlia che hanno raccolto e ordinato il manoscritto e alla Amministrazione Comunale che ne ha curato la stampa, perché quest’opera, che un poco ci consola della perdita crudele di un grande amico, entrerà, ne siamo certi, in ogni nostra casa e costituirà un vincolo in più di amicizia con la nostra terra e fra noi, come voleva l’Autore.

A. G.