DALLA LOMBARDINA ALL’ASILO DELLE SUORE¶
Prima che le suore domenicane aprissero l’asilo infantile, a Peccioli esisteva già, da moltissimo tempo, un altro asilo ch e possiamo definire laico. Questo asilo non era formato altro ch e da una donna, generalmente anziana, che accoglieva nella sua casa, fin dal mattino presto, i bambini dei lavoratori della terra e li teneva fino alla sera.
La vita che si conduceva in questi «asili», non era naturalmente come quella degli asili di oggi. Tuttavia i bambini anche allora portavano il panierino con la colazione e la merenda e imparavano le solite canzoncine e le solite tiritere, pungolati magari dai severi metodi del tempo.
Di questi «asili» che finivano quando morivano le donn e che li avevano iniziati, abbiamo qualche scarsa notizia. Ricordiamo soprattutto quello tenuto negli anni a cavallo fra questo secolo e l’altro, da una donna che veniva chiamata «La Lombardina». Purtroppo, circa il suo nome, non sappiamo dire di più. Ci risulta che «esercitava» in una casa di via Lambercione,che sapeva «leggere e far di conto», in quel tempo dote quant o mai rara e che per farsi rispettare dai ragazzi usava un lungo bastone che essa in modo assai eloquente chiamava «La Ragione».
Quando «La Lombardina» morì, ci fu un’altra donna, ch e prese a fare il suo «lavoro». Si chiamava Debora Orsini ed era moglie di Baldassarre Orsini, un distinto signore decaduto, paralizzato, che passeggiava in carrozzella e che fu proprietario del palazzo Pescatori, sopra il «chiasso» delle monache. Debora abitava allora in via Roma, nella casa che oggi è di Ginetta Casati, e lì tenne il suo «asilo» fino a pochi anni prima della guerra del 1915.
Il motivo per cui questi «asili» hanno funzionato per tanti anni anche quando era già stato aperto quello delle Suore, va ricercato nel fatto che mentre dalle Suore i bambini erano tenuti fino alle quattro del pomeriggio, dalla «Lombardina» e da Debora erano tenuti fino al tramonto del sole, fino a quando cioè i genitori non tornavano dai campi.
Quando Debora, ormai curva e vecchia, chiuse il suo asilo non ci fu nessun’altra donna che raccolse quell’eredità. I tempi ormai erano cambiati. Il Convento delle Suore Domenicane venne costruito nell’anno 1898. Le Suore però erano giunte a Peccioli già da molti anni, nel lontano 1876, circa cento anni fa.
Furono invitate dall’allora Proposto Don Gaetano Petresi e da Francesco Miliani, amministratore e uomo di fiducia del marchese Drefaur-Berte quello stesso che nel 1885 insieme ad Amerigo Menciassi Lupi, avanzerà la domanda, che rimarrà lettera morta, per il ritorno a Peccioli dei frati Cappuccini, che erano stati costretti ad andarsene in seguito alla famosa legge della «soppressione dei conventi».
Le Suore in un primo tempo furono alloggiate in un’ala del palazzo del marchese Filippo, in via Carraia, e poi in vicolo Baldasserini, nel palazzo Zucchelli. In seguito in un quartiere del Proposto Petresi, nel vicolo che porta lo stesso nome e che comunemente è detto «chiasso delle monache».
Fu soltanto nel 1891, come abbiamo detto, che venne costruito l’attuale convento in un terreno ceduto dai marchesi Defraur-Berte e sul quale nel successivo 1896 vennero costruiti anche i locali dell’asilo infantile che in ,omaggio al marchese Filippo venne intitolato a San Filippo Neri.
Le Suore fin dal loro arrivo a Peccioli aprirono un asilo per i bambini e un laboratorio femminile al quale dette notevole impulso la giovane Suor M. Chiara Apollino, giunta nel 1895 dalla città della Laguna, con la lavorazione di trine e merletti a «punto Venezia», lavorazione che venne premiata con medaglia d’oro in una mostra internazionale dell’artigianato a. Firenze. Suor Chiara, che nel 1905 fu nominata superiore fino all’anno 1932, quando fu chiamata a Roma a dirigere tutta la congregazione, non fu’soltanto un’abile insegnante di ricamo,ma anche una bravissima maestra elementare. Fu per i Pecciolesi la maestra per antonomasia e nonostante la pedagogia di allora, improntata sul principio di autorità e severità, seppe conquistare la fiducia e il rispetto di tutti i suoi scolari (e furono tanti dal 1895 al 1932), anche di quelli più irrequieti e vivaci.
Essi ricordano ancor oggi, diciamo pure «simpaticamente»,i suoi castighi, costituiti da bacchettate sulle mani, da tirate di capelli, da granturco sotto le ginocchia.
Oltre a Suor Chiara, vi furono anche altre suore che hanno lasciato un buonissimo ricordo nei Pecciolesi, come la madre Suor Adriana che le succedette, anche lei per lunghi anni, Suor Alberta Palazzuolo, considerata vera e propria Pecciolese, Suor M. Ausilia, veneta, simpatica ed esuberante maestrad’asilo.