LO SPORT: IL CICLISMO¶
Se le origini del calcio a Peccioli, risalgono come abbiamo visto al Medio Evo, quelle del ciclismo risalgono quasi all’alba di questo sport. Si ha notizia, infatti, che fin dal lontano 1910 fu costituita a Peccioli un’associazione ciclistica.
Questo popolarissimo sport ha sempre suscitato nei Pecciolesi una simpatia che non sappiamo se sia più forte di quell a suscitata dal calcio. Certo è che, con più o meno frequenza, a Peccioli di corse ne sono state organizzate tantissime. Se c’è stato un tempo in cui la passione per il ciclismo ha prevalso su quella del calcio, ciò si deve certamente al fatto che le corse non richiedevano una particolare attrezzatura, come l’esistenza del campo sportivo è condizione essenziale per esercitare il calcio. Comunque fosse, le carovane variopinte dei corridori sono state sempre di casa dalle nostre parti. Bartali (lo ricordiamo ancora, seduto in uno scalino del loggiato, con pane e mortadella in mano, solo, un po’ malinconico), Magni, Del Cincia, Bizzi, Bini, Mancini, Volpi, Pasquini, tutti corridori che sarebbero diventati grossi campioni, percorsero a più riprese, in quegli anni Trenta, le strade polverose della Valdera, gareggiando accanitamente per cogliere la vittoria sullo striscione del traguardo che era vicino alla piazza fra i negozi del Gelici e del Barbensi.
Ben presto, nel 1933, a quei nomi si aggiunse anche quello di un Pecciolese: Giuseppe Sabatini che entusiasmò davvero le folle sportive per la sua classe irresistibile, per le sue cinquanta e più vittorie memorabili, i suoi duelli con Bizzi, eterno rivale,con Del Cincia, con Doccini. Sabatini non usava tattiche o accorgimenti particolari. Vinceva e stravinceva ricorrendo solo alla forza dei muscoli, alla sua tenacia, alla sua caparbia volontà. La sua sagoma massiccia curva sul manubrio, divorava la strad a con il ritmo del passista perfetto e primeggiava sui colli con l’autorità dell’indiscusso scalatore. Gli sportivi Pecciolesi lo seguivano sempre nelle sue trasferte. Partivano in massa, a squadroni compatti con le più sgangherate e strane biciclette (pochi i privilegiati in motocicletta,due o tre) e quando vinceva invadevano la strada, incuranti degli altri corridori che si disputavano il secondo posto, lo issavano entusiasti sulle spalle, gli gridavano freneticamente: «Sei un manfano!».
Quando non vinceva interveniva allora il solito Bolognesi: «Caro Sabatini — diceva — la botta l’hai data: un t’è girata la rota e faresti meglio n’ndà a risvoltolà la mota!».
Era ancora nel pieno delle sue forze e aveva raggiunto lusinghiere affermazioni in campo nazionale, quando fu colto da quella malattia contratta nello svolgimento della sua attività sportiva, che lo costrinse ad abbandonare la bici e che qualche anno più tardi lo portò alla morte.
I Pecciolesi, per ricordare questo grande atleta, da oltre venti anni gli dedicano una corsa, la più, bella fra quelle che la società organizza durante l’anno. È una gara riservata ai corridori professionisti ed ha un «Albo d’oro» ricchissimo di nomi prestigiosi. La Federazione Ciclistica Italiana l’ha promossa da più anni, come prova ufficiale per gare nazionali a punteggio. Il paese è giustamente orgoglioso di questa gara, una fra le più belle di Toscana, che si corre fra i caldi colori della nostra campagna d’ottobre, nei giorni di Fiera, fra migliaia di persone festanti. Gli appassionati dei centri vicini, più grandi e più ricchi del nostro, dove pure esistono tradizioni sportive di antica data,si domandano come si riesca a Peccioli, insignificante paesucolo di collina, ad organizzare con successo tutti gli anni, questa grossa corsa. La spiegazione che danno i Pecciolesi è semplice: è difficile che ci si muova, ma quando si fa non c’è ostacolo che ci fermi e non ci sono vie di mezzo: o grosse o niente.
Ad una edizione memorabile di qualche anno fa, ricordiamo,presero parte tutti i più bravi corridori del momento, fra cui Baldini, Moser, Bitossi, Massignan, compreso qualche straniero fra i migliori come lo spagnolo Bahamontes e il belga Gaul, vincitore in quell’anno del «Giro d’Italia». Al seguito c’erano Bartali, Magni, il vecchio Pavesi, tecnici e giornalisti di tutta Italia.
Proprio in quel giorno in Francia si svolgeva la classica Parigi-Tours. La radio, a un certo momento disse che quella gara si correva in tono minore, quell’anno, perché i migliori corridori erano impegnati a Peccioli, in Italia, nella «Coppa Sabatini»…
L’entusiasmo dei Pecciolesi era alle stelle. Ilio Baragatti lo compendiò con una battuta di rara efficacia: «Peccioli ha messo in crisi Parigi!».