LA FESTA NELLE SERRE¶
La prima domenica di Maggio, ogni anno, su quella collina a Oriente di Peccioli dove fra querce antiche e fronzute occhieggia un piccolo oratorio, si festeggia «La Madonna della neve».
Questa festa, le cui origini risalgono a chissà quando, era molto cara ai «Serraioli», degli anni precedenti l’ultima guerra,quando la zona era fittamente abitata. Anche molta gente dei paesi vicini come Montecchio, Fabbrica e Peccioli, si riversava nelle «Serre» nel pomeriggio di quella domenica. Erano i tempi delle gioiose e spensierate scampagnate (in fondo c’era ben poco di meglio!). Vedevi gruppi di giovani nei prati, nel bosco, seduti per terra a sfogliare merende, e dall’aia delle vicine case coloniche sentivi il suono di un allegro e vecchio organino che accompagnava i passi di coppie giovani e vecchie.
La festa delle «Serre» è sempre stata anche la festa dei bimbi, forse di loro più che di ogni altro. Tanti anni fa, da ragazzi, la sera della vigilia si andava alle «palangole» a vedere i fuochi che i Serraioli accendevano nei pressi delle loro case. «Segnano la strada alla Madonna», dicevano. Si contavano uno a uno, cercando di fissare nella mente i punti precisi di quell e fiammate, che ci apparivano enormi. Il giorno dopo si ricercavano le tracce quando in pellegrinaggio si saliva quella strada accidentata e tortuosa, a tutto pensando fuorché a seguire gli inni religiosi che il prete avviava e che spesso era costretto a ripetere quando per la fatica e le distrazioni si andavano affievolendo. Al ritorno le nostre mamme ci trascinavano come pesi morti ma con il fazzoletto bianco stretto gelosamente in mano per le cocche, con dentro qualche bonbon, una cioccolatina,forse un torroncino, avvolti in carta stagnola e chiusi dentro quella bella scatolina fiorita, un mentone di quelli fatti in casa da Finimola… Ma cosa si trovava sulle «Serre» in quel giorno? Bancarelle di dolci, tante, sotto gli alberi, un banco o due di vino e di gazzosa (quant’era buona), i primi gelati, la banda, immancabile,che alternava festose marcette a bicchieri di vino, il prete nella chiesetta affollata che impartiva la benedizione a tutti, le cors e nei sacchi,, l’albero della cuccagna, le trombettine di gomma, (quelle che si gonfiano) noiose e assordanti, e voci e colori…
Molto è cambiato da allora. Le case coloniche, intanto sono quasi tutte disabitate e gran parte di esse assalite da erbacce e rovi. I’Serraioli che la sera della vigilia accendevano i fuochi non ci sono più, come non ci sono più la banda,. le corse nei sacchi e l’albero della cuccagna.
Oggi nelle Serre non si va più a piedi, in pellegrinaggio, ma con la macchina, comodamente seduti: una visita breve e via. E dalle mani dei ragazzi è scomparso anche il caro, vecchio,fazzoletto bianco, tenuto gelosamente per le cocche.
Tradizioni che scompaiono…